Musk e il libro anti-empatia per salvare l’Occidente

Scritto il 19/05/2026
da Andrea Indini

Il saggio di Gad Saad, amato dal tycoon, spiega come l’attenzione per gli altri ci stia portando al suicidio

Come pecore al macello. Benvenuti al grande mattatoio Occidente. Ci sono solo posti in piedi per quello che passerà alla Storia per il più grande suicidio collettivo. Il virus, ormai, si sta diffondendo con una velocità inimmaginabile. E, se di vaccino o di antidoto vogliamo parlare, è seriamente difficile che se ne possa trovare uno in tempo perché la nostra civiltà riesca a uscire indenne da questa «epidemia ideologica». E così, di questi tempi, è già un passo avanti trovare qualcuno che riesca a diagnosticare il male. Gad Saad lo ha fatto, con una lucidità disarmante in Suicidal empathy: dying to be kind (Broadside Books, pagg. 256), un saggio che Elon Musk consiglia caldamente. «Leggi questo libro e regalalo a tutti i tuoi amici - ha scritto giorni fa su X - la sopravvivenza della civiltà dipende da esso».

A minacciare la nostra società è una forma patologica di empatia. «Gli esseri umani si affidano al sistema cognitivo e a quello emotivo per orientarsi nel mondo», spiega Saad. «Non solo i nostri processi di pensiero possono andare storti, ma anche le nostre emozioni e le virtù ad esse associate possono funzionare in modo sub-ottimale. Immaginate per un momento che l’intellighenzia occidentale, inclusa la sua classe politica progressista ed elitaria, sia infettata da un parassita mentale che manda in tilt il suo modulo di empatia in ogni modo immaginabile». Saad è uno scienziato comportamentale, un pioniere nell’uso della psicologia evoluzionistica nel marketing e nel comportamento dei consumatori. E oggi i «consumatori» da analizzare sono gli occidentali. Partendo da quella che sulla carta è una virtù fondamentale dell’essere umano: l’empatia. Questa, però, può velocemente degenerare se viene scollegata da razionalità, realtà e, soprattutto, istinto di conservazione culturale. «Molte delle decisioni politiche che hanno causato devastazione in Occidente – spiega – derivano da questa scarsa capacità di empatia». Il risultato è appunto «una società che sta galoppando verso l’abisso della follia più totale». Saad definisce questa degenerazione «empatia suicida ». Nel suo precedente studio, Parasitic mind: how infectious ideas are killing common sense (Regnery Publishing, pagg. 264), Saad si era concentrato sul percorso cognitivo che manda in tilt il pensiero «portando, per esempio, le persone a chiedersi se gli uomini possano avere le mestruazioni o procreare, se la scienza sia un’impresa di supremazia bianca o se le verità oggettive esistano davvero». Con Suicidal empathy fa un passo ulteriore. E ci spiega cosa può portare a sacrificare la meritocrazia a favore del culto della diversità, dell’inclusione e dell’equità, a preoccuparsi più di stupratori o altri criminali che delle loro stesse vittime, a garantire gli occupanti abusivi a discapito dei proprietari di case, a tutelare i diritti dei trans e non quelli delle donne. L’empatia suicida finisce, insomma, per tradursi «in una vasta gamma di disuguaglianze empatiche fuorvianti ». L’esempio più calzante è sicuramente l’altruismo irrazionale con cui classe politica ed élite culturali hanno spinto a favore delle frontiere aperte. Ovvero «indossando spille con la scritta #RefugeesWelcome mentre sono protette dai loro quartieri residenziali e recintati ». Come aveva già spiegato nel 1995 l’economista americano Thomas Sowell, in The vision of the anointed: self congratulation as a basis for social policy , «l’intellighenzia sostiene politiche che la fanno sentire virtuosa nella sua illimitata compassione, pur essendo completamente disaccoppiata dalle conseguenze negative di tali politiche ». In un continuo e progressivo smantellamento dei nostri valori, oltre che le istituzioni, anche il mondo accademico e quello editoriale (media inclusi) hanno avuto un ruolo fondamentale in quel fenomeno che Saad definisce «forbidden knowledge » (cioè conoscenza proibita) e che ha portato a censurare temi scomodi per paura di urtare la sensibilità di determinati gruppi. In questo modo, la verità è stata subordinata a un’insana forma di protezione emotiva. E qui arriviamo alla maturazione del senso di colpa dell’Occidente nei confronti della propria Storia. In una spirale di auto- denigrazione, si è così passati dalla delegittimazione della propria civiltà alla rinuncia identitaria e, dulcis in fundo , all’odio verso se stessi. Il tutto a favore di altre culture che non condividono nemmeno i nostri valori liberali e democratici. Pur non essendo tutte le culture compatibili tra loro, la sinistra progressista è riuscita a trasformare ogni gruppo «marginalizzato» in una categoria moralmente intoccabile e a portare la civiltà occidentale a commettere il «seppuku civilizzato », una sorta di suicidio volontario per poter espiare i propri peccati.

Non tutto, però, è perduto. E Saad una soluzione all’empatia suicida la propone perché «non c’è nulla di più esistenzialmente empatico della tenace difesa della verità». Ma, come spiega anche Musk, è necessario che si intraprendano «azioni difficili ma necessarie per la sopravvivenza». Insomma, la salvezza è nelle nostre stesse mani.