Cannes rimasto al politicamente corretto

Scritto il 19/05/2026
da Pedro Armocida

Il politicamente corretto vuole che un artista si dichiari senza se e senza ma, ovviamente solo dicendo quello che si vuole sentire dire

Forse per evitare le polemiche dello scorso festival di Berlino dove il presidente di giuria, un certo Wim Wenders, è stato crocifisso per aver detto che gli artisti devono «restare fuori dalla politica, perché se realizziamo film dichiaratamente politici, entriamo nel campo della politica», il presidente di quello di Cannes, il regista coreano Park Chan-wook, ci ha tenuto a dire: «Non credo che il cinema e la politica debbano essere separati». Poi ha spiegato meglio che «tra l’arte e la politica non si contrappongono conflitti, purché i valori siano espressi in maniera artistica». Ah, l’arte, questa sconosciuta! Il politicamente corretto vuole invece che un artista si dichiari senza se e senza ma, ovviamente solo dicendo quello che si vuole sentire dire. Così più di ottanta, tra registi e attori, si sono trovati a firmare una lettera aperta alla Berlinale in disaccordo con la linea neutrale mantenuta dal festival su Gaza e quindi anche da Wenders. Tra i firmatari c’era anche Javier Bardem che qui a Cannes, parlando del suo film in concorso, El ser querido di Rodrigo Sorogoyen già dato come possibile vincitore di un premio, a proposito della mascolinità tossica del suo personaggio ha detto che «questo problema riguarda anche il signor Trump, il signor Putin e il signor Netanyahu, è un fottuto comportamento tossico maschile che sta creando migliaia di morti... dobbiamo parlarne». Così come a un festival di cinema dobbiamo parlare di «Gaza, ad esempio... Il genocidio è un dato di fatto. Se lo giustifichi con il tuo silenzio o con il tuo sostegno, sei a favore del genocidio». Il cinema, i film, la ricerca di nuovi linguaggi, sembrano dunque passare in secondo piano a Cannes, dove fanno più rumore i famigerati “temi” come il #metoo (Cate Blanchett ha detto che «è stato soffocato troppo in fretta»), la guerra e, ça va sans dire , Trump.

Pedro Almodóvar, che oggi presenta Amarga Navidad in concorso, ha già fatto sapere che «attualmente gli Stati Uniti non sono una democrazia». E lo ha fatto in un’intervista sul quotidiano statunitense Los Angeles Times ...