Come entra in scena nella vicenda dello stadio Meazza Lucia De Cesaris, già assessore all'Urbanistica e vicesindaco della giunta Pisapia, che si reincarna come consulente di Inter e Milan nella trattativa per l'acquisto del Meazza? E' questa la domanda che incombe sul nuovo troncone di indagine della Procura di Milano, l'inchiesta per turbativa d'asta e rivelazione di segreto d'ufficio che vede indagati insieme alla De Cesaris il suo successore Giancarlo Tancredi e figure di vertice dei due club. E' una domanda cruciale perchè il ruolo dell'ex vicesindaca ricopre - nella ricostruzione dei pm guidati dal procuratore Marcello Viola e dal suo vice Paolo Ielo - un ruolo decisivo: è lei lo snodo dei contatti sotterranei con Palazzo Marino, il trait d'union della "collusione" (come la chiama la Procura) tra interessi pubblici e privati. La risposta, secondo fonti interne al dossier, è semplice. A "suggerire" all'Inter di utilizzare i servigi dello studio legale Ammlex, ovvero della De Cesaris, sono stati direttamente i piani alti della Giunta, fin dai primi momenti in cui nel 2017 ha preso largo l'idea di cedere San Siro ai due club. L'indicazione alla società nerazzurra sarebbe venuta dai vertici dell'assessorato al Bilancio e Demanio. L'Inter raccoglie al volo l'idea, e da quel momento la De Cesaris diventa il vero motore dell'operazione, in un ruolo di cerniera in cui mette a frutto i suoi legami di estrema dimestichezza con gli uffici comunali, a partire dall'assessore Tancredi - fino al 2019 rup, ovvero responsabile unico, del progetto di vendita - e dal direttore generale Christian Malangone. Già il 24 ottobre 2017 Tancredi riceve dalla De Cesaris un memorandum denominato "Memo3febbraio ita-2. docx" avente ad oggetto un approfondimento normativo su due potenziali differenti procedure per la cessione e la valorizzazione dello stadio "G. Meazza". Si legge nel decreto di perquisizione: "la De Cesaris nel testo della e-mail, propone a Tancredi di incontrarsi di persona, come emerge da una successiva e-mail del 23.11.2017". Da lì in avanti, un flusso inarrestabile di contatti confidenziali, dove documenti stesi dallo studio della De Cesaris si trasformano in atti interni alla Giunta. Fino all'atto finale, la delibera che indice la procedura di interesse pubblico per valutare eventuali altri aspiranti all'acquisto: per la Procura una gara fasulla, tagliata su misura per escludere ipotesi alternative alla cessione ai due club. Ma perchè? Nulla, nelle settanta pagine del decreto, indica la minima traccia di vantaggi di alcun tipo ricevuti dai vertici comunali. Molte chat portano invece in un'altra direzione, per spiegare la determinazione con cui Tancredi e Malangone lavorano per aprire le porte all'affare: a governare le mosse della Giunta è il timore - in alcuni momenti il terrore - che l'alternativa sia l'addio di Inter e Milan a Milano. Malangone sa benissimo che l'idea di ristrutturare San Siro è impraticabile, e lo ripete più volte. Ed è Tancredi in un messaggio a disegnare lo scenario catastrofico in caso di fallimento della trattativa: a luglio 2023, quando il rischio di un vincolo architettonico su parte dello stadio si fa concreto, scrive: "È durissima anche per le squadre perchè San Donato e Rozzano sono strade in supersalita ... Mia previsione. Prima o poi rilanciano Sesto, unica alternativa seria. Noi ci teniamo il bambascione per altri 20 anni finché non comincerà a cadere da solo, pezzo pezzo...". Che fine farà, adesso, il bambascione?

