"Cinturrino, perizia psichiatrica sui testi"

Scritto il 02/04/2026
da Paola Fucilieri

La chiede la difesa del poliziotto. I legali di Mansouri: "Una opzione infondata"

Slitta tutto al 10 aprile. L'incidente probatorio sui sei testimoni chiave del caso Cinturrino previsto per ieri e oggi è saltato perché il fascicolo della procura è arrivato incompleto in aula. Il gip Domenico Santoro ha rinviato l'udienza dopo aver scoperto verbali e audio mancanti consegnati dal pm Giovanni Tarzia.

La difesa dell'assistente capo Carmelo Cinturrino - il poliziotto del commissariaro Mecenate in carcere con l'accusa di omicidio volontario del pusher Abderrahim Mansouri lo scorso 26 gennaio a Rogoredo - gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, ha esultato. «Ci riteniamo assolutamente soddisfatti ha detto Bianucci abbiamo sollevato questioni rilevanti, tra cui la carenza di documenti». Il giudice ha ordinato al pm di completare il fascicolo.

Buona notizia per Cinturrino: tutti e sei i testimoni saranno sentiti nella stessa giornata del 10 aprile, come chiesto dalla difesa. L'assistente capo era presente in aula e voleva guardare in faccia chi lo accusa da settimane. Secondo i legali, l'ormai ex poliziotto respinge tutte le accuse e vive questa storia come un incubo. «È molto sicuro della propria innocenza ha aggiunto Bianucci stiamo smontando una catena di ricostruzioni infondate».

Sulla perizia psichiatrica chiesta dalla difesa su cinque dei sei testimoni il gip si è riservato di decidere durante l'esame dei testimoni stessi. La difesa pretende di verificare se l'intossicazione cronica da droga abbia provocato danni cerebrali permanenti capaci di alterare memoria e coerenza.

Anche gli avvocati della famiglia del pusher Abderrahim Mansouri, Debora Piazza e Marco Romagnoli, si dicono soddisfatti perché è stata respinta l'eccezione di illegittimità costituzionale. Piazza ha però bocciato seccamente la perizia: «Assolutamente infondata. Altrimenti bisognerebbe abolire le direttissime, visto che spesso i testimoni sono tossicodipendenti».

I sei testi, tutti legati all'ambiente di Rogoredo, dovranno sostenere l'impianto accusatorio: omicidio volontario aggravato dalla premeditazione più una trentina di altri capi tra estorsioni, spaccio, arresti illegali e pestaggi.

Cinturrino resta in carcere a San Vittore. Ieri solo carte mancanti e schermaglie tra avvocati. Il 10 aprile sarà la giornata decisiva: sei testimoni in una sola maratona.

Rogoredo resta il solito inferno di degrado e spaccio a cielo aperto, dove la linea tra divisa e malavita si è fatta labile. La difesa punta sulla scarsa credibilità dei testimoni, gente che vive nel bosco spesso fatta. La parte civile li difende: tossici sì, ma attendibili.

Il giudice Santoro ha concesso il rinvio e preso tempo sulla perizia. La partita è aperta e si preannuncia lunga. Cinturrino ha ascoltato in silenzio, i suoi avvocati parlano per lui: innocente, vittima di un incubo.

Il 10 aprile si capirà se le accuse sono di ferro o se sono fatte della stessa materia instabile di chi le racconta. Un poliziotto contro un coro di voci dal sottobosco della droga.