Chiamiamoli effetti collaterali. Non sono iscritti nel registro degli indagati, magari l'inchiesta finirà in un bicchier d'acqua ma intanto rischiano di pagare un conto politico pesante per il nuovo polverone su San Siro. Dopo le dimissioni di Giancarlo Tancredi (lui sì tra i 9 che hanno ricevuto un avviso di garanzia) a luglio le deleghe e il dossier scottante sulla vendita del Meazza e delle aree a Milan e Inter sono toccati alla vicesindaco Anna Scavuzzo (nella foto sopra) e la delibera è co-firmata dall'assessore al Bilancio Emmanuel Conte. Lei ha già dichiarato di essere pronta a candidarsi alle primarie del centrosinistra, lui - portavoce de La Civica (ex lista Sala) - si sta scaldando. Scavuzzo ha preso in mano le trattative coi club nel rush finale, ha fatto inserire correttivi a favore del pubblico per arrivare a un via libera in aula sudato fino all'ultimo secondo. Un mezzo miracolo che si è potuta intestare ma che ora, con il faro della Procura acceso sull'operazione, il centrodestra che spara a zero, Verdi, 5 Stelle e anche un pezzo del Pd che hanno sempre contestato un'"affare troppo sbilanciato a favore dei privati" rischia di trasformarla nel bersaglio perfetto in caso di primarie. E anche se recentemente per la prima volta si è smarcata pubblicamente da Sala ("su tante cose abbiamo opinioni diverse") sarà complicato impersonate quella "discontinuità" che è diventata un mantra nel Pd. Stesso discorso per Conte, delfino del sindaco. E Sala? Non più tardi di una settimana fa dichiarava di volere "un futuro in politica. Devo solo verificare se posso dare un contributo vero e non voglio essere un peso per nessuno". Tra inchieste sull'urbanistica e ora il bubbone giudiziario su San Siro che potrebbe allargarsi quando la campagna per le Comunali sarà ben avviata, Milano più che un modello sta diventando una zavorra per la segretaria Pd Elly Schlein e il campo largo. Incerto è anche il futuro del dg del Comune Christian Malagone (foto sotto). Già coinvolto nelle inchieste sull'edilizia e ora su San Siro, per lui si prospettava da settembre un trasloco come ad in Atm per gestire un'altra operazione delicata: creare una cordata tra Atm, Hitachi e Webuild per partecipare alla gara per il Tpl. Ora si vedrà.
Il dem Alessandro Giungi che aveva bocciato la delibera avverte che sarebbe "inaccettabile se Commissioni e Consiglio fossero stati messi di fronte ad atti in cui c'era già stata collaborazione nella redazione da parte dei privati". Per Enrico Marcora (FdI) "oltre alle responsabilità politiche di Sala, Scavuzzo e tutti i consiglieri che hanno votato a favore esiste un possibile danno alle casse del Comune". Sala ieri sui social ha voluto chiarire "dubbi che le indagini possono ingenerare". Ricorda che la linea dei club era "chiarissima, stadio nuovo o via da Milano. Per me e credo la stragrande maggioranza dei milanesi, meglio Milano con uno stadio nuovo che Inter e Milan a San Donato". Sul prezzo ricorda la doppia valutazione, dell'Agenzia delle Entrate e "quella di Politecnico-Bocconi a un prezzo addirittura più basso". Troppo pochi 35 giorni per l'avviso pubblico? "La Legge Stati autorizza, anzi spinge i Comuni a contrattare direttamente coi club locali, l'avviso pubblico è stato fatto solo per verificare che non ci fossero soggetti interessati a proporre alternative e per una generica manifestazione di interesse". É stata "una trattativa durata anni, il Comune ha migliorato a proprio favore le condizioni, dal verde alla capienza, e nell'accusa non si prospettano assolutamente interessi personali di funzionari politici o tecnici". Se le squadre fossero andate a San Donato "sarebbe stato un disastro. E il Comune sarebbe rimasto con un impianto obsoleto, costosissimo, e avete idea dell'indotto generato dalle partite?". L'assoluzione finale: "Avrei potuto tirare in lungo e lasciare la patata bollente al prossimo sindaco. Ma questa città non merita un sindaco passacarte e spero non lo avrà mai".