Le federazioni sportive italiane sono soggetti di diritto privato, ma gestiscono contributi pubblici, beneficiano di regimi fiscali agevolati e fanno parte a pieno titolo del sistema pubblico dello sport che ruota attorno a Coni e Sport e Salute. Quindi la trasparenza dei bilanci dovrebbe essere una regola elementare e uniforme per tutti. Anche perché ormai le federazioni non organizzano solo gare e tornei: muovono sponsor, televisioni, società, grandi eventi e, nel caso della Federazione italiana tennis e padel, perfino investimenti editoriali, come dimostrano quei cinque milioni di euro spesi tramite la controllata Sportcast per l’acquisto del 6,7 per cento della Sae, proprietaria della Stampa di Torino.
Il problema è che, quanto a trasparenza, la situazione è tutt’altro che omogenea. Alcune federazioni virtuose, come Fidal, Bocce e Canottaggio, hanno già online il bilancio preventivo 2026 e i consuntivi più recenti.
Molte altre sono in ritardo, o peccano di una organizzazione della «trasparenza» poco intuitiva, con archivi frammentati e documenti difficili da reperire.
Emblematico proprio il caso della Fitp di Angelo Binaghi. Nella sezione dedicata al bilancio c’è solo il preventivo 2024.
Ma scavando tra gli «anni precedenti» spuntano il bilancio di previsione 2025 e i documenti delle controllate. Nulla di irregolare, ma abbastanza per riflettere su leggibilità e tempestività della trasparenza federale.
Anche perché a gennaio scorso il Sole 24 Ore ha snocciolato dati finanziari aggiornatissimi della Fitp — dai 230 milioni di ricavi al sorpasso storico sulla Figc — citando numeri del 2025 dei quali sul sito federale non c’è traccia.
Insomma, nel sistema sportivo italiano e nella rete delle federazioni la trasparenza esiste, ma è spesso a geometria variabile.