Oggi la crono di 42 km, da Viareggio a Massa. Vingegaard è probabile che dia un’altra lezione a tutti, anche se il gran favorito è il nostro Filippo Ganna. Non è detto, però, che il danese - fin qui calcolatore come pochi - , decida di avvicinarsi al giovane portoghese Afonso Eulalio in maglia rosa senza sfilargliela di dosso. Conviene anche a Jonas lasciarla sulle spalle del giovane portoghese: magari fino a Pila.
Ieri, dopo tante fatiche, il secondo giorno di riposo. Pellizzari sta combattendo un virus intestinale che lo affligge da tre giorni (sarà dura per lui andare avanti). Sono in tanti a mostrare i segni della fatica e di questo parliamo con Emilio Magni, 76 anni, toscano di Vaiano, responsabile sanitario della XDS Astana, al suo ultimo Giro dopo trent’anni di onorata attività.
Dieci giorni di gara, cosa è necessario fare per far recuperare al meglio i corridori?
«Ci vuole chiaramente un recupero organico e psicologico. Organico attraverso un buon riposo notturno e un relax pomeridiano, oltre ad una buona attività manuale da parte dei massaggiatori e degli osteopati. Il tutto, chiaramente, deve essere supportato da una adeguata alimentazione. Soprattutto nel primo giorno di riposo, quando ancora il consumo calorico ed energetico non è stato spinto oltre certi limiti. Il segreto è quello di reintegrare senza andare in over. Altrettanto importante è un recupero psicologico: i ragazzi devono pensare ad altro».
Si parla comunque di riposo attivo…
«In generale qualcosa devono assolutamente fare. Se l’organismo è sottoposto da un periodo di stress di quattro/ cinque ore di gara, metterlo repentinamente a riposo può dare delle reazioni inattese. Chiaro, però, che va valutato caso per caso. Noi, ad esempio, abbiamo un ragazzo in squadra che ha un problema piuttosto importante nella regione perineale, al soprassella, il suo riposo è stato totale. Gli altri un’ora, un’ora e mezza di bicicletta, magari con quella a crono per prendere confidenza con il mezzo è più che raccomandabile ».
In tre settimane cosa si trova a dover fare abitualmente?
«È un mix di cose. In tre settimane c’è di tutto: esaltazione e crisi. Quindi l’atleta va soprattutto ascoltato, aiutato e seguito con attenzione. Sul piano mentale l’ascolto è importantissimo, solo però se il ragazzo è disposto. Solo se ti cerca».