Sei ritratti nascosti (e al femminile) per capire il cuore di un genio

Scritto il 19/05/2026
da Saskia Avalle

Sue Roe ricostruisce gli intricati legami tra il pittore e le sue amate e odiate muse. Da Fernande Olivier a Jacqueline Roque passando per Dora Maar: le relazioni e i tradimenti dietro una vita d’arte

Hidden portraits è il titolo originale dell’opera di Sue Roe tradotta per Einaudi da Federica Aceto con Le sei donne che amarono Picasso : un’operazione che eleva quello che è il sottotitolo, nell’edizione inglese, a titolo in quella italiana. Un’operazione non anodina, perché mette subito in chiaro qual è il soggetto di questo saggio che in sei capitoli, un prologo, un epilogo, un apparato di note e i ringraziamenti di rito – niente immagini, solo evocate da accuratissime descrizioni di quadri e foto – arriva a sfiorare le 300 pagine (per euro 20).

Ancora più chiara è la copertina, con la fotografia che Robert Doisneau scattò a Picasso e alla sua allora (si era all’inizio degli anni Cinquanta) compagna – una delle, va precisato – Françoise Gilot: l’unica a lasciare il famoso artista, benché, pare, lui stesso avesse sentenziato che nessuna donna avrebbe osato piantare Picasso. L’unica delle sei a superare cent’anni di vita, conquistandosi una certa notorietà come pittrice: la troviamo infatti qui in primo piano rispetto a un Picasso sullo sfondo, con la sua iconica maglietta a righe, che la sogguarda da lontano: un’immagine che compare anche nella copertina dell’edizione originale, uscita un anno fa. Hidden portraits richiama il titolo di un film che ha avuto molta fortuna nell’ambito delle recenti opere volte a riportare in luce il contributo delle donne in diversi campi professionali: Hidden figures , la storia della matematica Katherine Johnson e di sue colleghe (donne e nere, il massimo per chi si occupa di studi intersezionali) che collaborarono con la NASA calcolando le traiettorie per una cosetta da nulla come il rientro di una capsula spaziale orbitante intorno alla Terra. Per il pubblico italiano è stata trovata la felice traduzione Il diritto di contare sfruttando l’ambivalenza del termine.

I “ritratti nascosti” nell’opera di Sue Roe emergeranno nei capitoli del libro, tentando di far contare, non solo da muse più o meno inquietanti, sei donne: il forse primo amore Fernande Olivier, ritratta nel celeberrimo Demoiselles d’Avignon ; la certamente prima moglie – senza dimenticare la tragica storia di Eva, chiesta in sposa ma morta prematuramente – Olga Khoklova, talentuosissima ballerina conosciuta in occasione di una collaborazione di Picasso con i Ballets Russes di Djagilev; ancora, Marie Thérèse Walter, poco interessata alla mondanità intellettuale parigina, ma protagonista di molti ritratti del pittore; per arrivare alla famosa fotografa Dora Maar che documentò passo passo la genesi di Guernica e che poi fu lasciata con un piattino di ciliegie offerto, anziché a lei, alla nuova fiamma Françoise Gilot incontrata nel caffè dove Picasso era appunto con la Maar. Per chiudere, si fa per dire, con la seconda moglie, Jacqueline Roque, suicidatasi con un colpo di pistola poco dopo la morte di Picasso che con lei visse sino alla fine. Stessa sorte per Marie Thérèse, sempre sullo sfondo in tutto il libro e nella vita dell’artista, che invece si impiccò.

Sei capitoli che coprono un lunghissimo (e densissimo) arco di tempo, dal 1904 al 1973, dal Bateau Lavoir al Castello di Vauvenargues tra le più significative dimore e atelier, dove la successione cronologica delle sei donne (con due delle quali Picasso ebbe anche complessivamente quattro figli) cede spesso il passo, viste certe continuità e contiguità, a intricati intrecci e scontri come quello, epico, tra Marie Thérèse e Dora, lasciate sole dall’artista a sbrogliarsela tra loro.

Tirando le somme, come contano queste donne? Dai ritratti di Roe risponderemmo in modo piuttosto disuguale. Fatta eccezione soprattutto per Maar e per Gilot che emergono con profili artistici personali più decisi e interessanti, i sei ritratti offrono l’occasione per affrescare periodi storici di enorme vitalità culturale, dal cubismo al surrealismo, dal futurismo al modernismo, con l’irrompere sulla scena, rotta anche dagli squarci della guerra, di figure come Braque e Apollinaire, Matisse, Breton e Jacob, Marinetti e Severini, fino alla coppia Gertrude Stein e Alice B. Toklas e a quella Sartre – De Beauvoir.

Ancora, sfilano illustri collezionisti e galleristi, e via via ci imbattiamo persino in Lacan (da cui fu mandata Dora Maar), Coco Chanel e Hemingway di cui si ricorda un mancato incontro. Una delizia per gli appassionati, come l’autrice, dell’«intersezione tra letteratura, arti figurative e questioni di genere», ma forse, nella comprensibile ansia del documentare della biografa, troppo ricco di dettagli che fanno inciampare la narrazione. Molto bello il legame tra queste donne, che sembrano fluire da un capitolo all’altro, rispecchiandosi anche nella loro diversità e andando a comporre, in realtà, nel loro insieme un altro ritratto...

Il vero ritratto, per la verità neanche tanto hidden , dietro queste sei donne, resta Picasso. Dopo la cavalcata ossessiva e tumultuosa nel suo passato cui Picasso sottopone la giovane Gilot e quella personale che lo porta a contatto con i maestri del passato – l’ossessione per Rembrandt e Goya per esempio – , le pagine più intense sono quelle dell’autoritratto che egli andò componendo poco prima di morire e che mostrò al suo amico e biografo Pierre Daix: «“Ieri ho fatto un disegno e penso di aver colto qualcosa di importante. È diversissimo dagli altri miei lavori”. Aprì le persiane e dispiegò un disegno, che tenne accanto al viso, “per dimostrare che la paura sul volto era un’invenzione” immaginò Daix».

Un autoritratto che fa il paio con l’opera gelosamente custodita dalla moglie Jacqueline perché Picasso ci stava lavorando ancora l’ultimo giorno della sua vita: una «forma nera e drammatica – forse la testa di un toro – su fondo grigio, ma illuminata da un rosa intenso, come un raggio di luce. L’ultimo quadro sulla morte?».