Rinascere a 23 anni. "Oggi la cosa più rock di tutte è la disciplina"

Scritto il 02/04/2026
da Paolo Giordano

Dopo 3 anni di assenza il cantante pubblica il disco "Ma’" e poi va in tour. "Mahmood? Tutt’altro che arrogante Grignani? Per me è il numero uno"

Prendete ad esempio Blanco, che in realtà si chiama Riccardo Fabbriconi e quando parla sfoggia un accento bresciano molto più bresciano di quando canta. «La cosa più rock'n'roll che c'è è la disciplina». Ha 23 anni, ha avuto un successo boom ad appena diciott'anni poi qui e là è deragliato (tipo con le rose a Sanremo) ma poi si è fermato, ha scritto e viaggiato e ora eccolo qua con un disco nuovo che si intitola Ma', che è l'abbreviazione di mamma, ed è un'opera completa, ragionevole, in qualche modo, appunto, esemplare. In brani come Tanto non rinasco o Fuori dai denti, c'è l'upgrade di Blanco, una versione naturalmente più consapevole e oggidì non è mica così frequente, anzi. Intanto lui spiega che «sono stato fermo per tre anni ma non è stata una scelta di marketing ma una scelta e basta» e non a caso il disco non è una replica del Blanco che ha vinto Sanremo con Mahmood e la loro Brividi o di quello che si è scatenato negli stadi. A proposito di Mahmood: «Ho letto certe sue dichiarazioni sulla volontà di trasferirsi in Spagna ma non le riconosco, lui è tutt'altro che arrogante».

E poi c'è Ma'.

«Rispetto agli altri miei due dischi, stavolta ho cercato che ci fossero anche brani nei quali potrò riconoscermi anche tra dieci anni». È l'inevitabile progressione di chi ha iniziato «a fare musica con un disagio che non so spiegare» ed è quindi destinato a cambiare e pure a sbagliare ancora, tanto «anche quando sbaglio lo faccio in maniera genuina». L'idea di semplicità spunta fuori spesso dalle parole di Blanco, anche quando parla di Gianluca Grignani, che ha collaborato con lui in Peggio del diavolo: «Gian (lo chiama così - ndr) per me è il numero uno, la cosa bella è che quando è davanti a te mette sul tavolo subito il 90 per cento di sé. Pensa che, tempo fa, un mio amico dal Venezuela mi ha confessato che Grignani è il suo cantante preferito». Il loro brano è nato a Las Vegas, mentre la scintilla di quello con Elisa, che è in radio adesso e si intitola Ricordi, è scoccata a Londra. «All'inizio la canzone che dà il titolo al disco non era dedicata a mia mamma, ma a un'altra persona. Ma un giorno che stavo litigando con lei al telefono e un amico mi fa: Perché non la dedichi a tua mamma?. L'ho pensata in questo modo ed era perfetta». E suo papà, che peraltro è citato in almeno un paio di brani del disco? «Gli dico spesso ti voglio bene ma lui non me lo dice mai. Però lo dimostra con in fatti. Io odio quella gente che ha bisogno di vedersi o sentirsi tutti i giorni, i sentimenti rimangono a prescindere dalla frequenza degli incontri».

Di certo, parlando di lui, sono rimasti alcuni pregiudizi, ad esempio quello per cui avesse fatto, come si dice, il passo più lungo della gamba e avesse perso il controllo. Lui fa spallucce: «Mah, non me ne frega nulla, se pensassi a tutto quello che dicono gli altri... Grignani, che mi ha un po' fatto da padre artistico, mi ha detto che alla fine devi fare quello che vuoi e lo devi fare per l'arte: la purezza è la cosa che conta». E poi aggiunge: «Ho appena letto un libro nel quale si spiega che gli uomini che hanno fallito di più sono quelli che hanno avuto più successi». A proposito: tornerà a Sanremo dopo averlo vinto? «Boh adesso non lo so». Adesso pensa al suo Primo tour nei palazzetti che parte da Jesolo il 17 aprile, l'11 maggio passa dal Forum di Milano tutto esaurito e finisce il 16 maggio a Pesaro per poi ripartire a fine giugno dai festival estivi. Insomma, è la ripartenza del nuovo Blanco che parlando conserva l'accento bresciano del ragazzino che giocava a pallone nel Vighenzi ma, facendo musica, ha i riflessi più maturi di chi sta diventando grande.