Intitolare una via di Milano o «uno spazio pubblico altamente simbolico» a Giulio Regeni, il ricercatore italiano dell'Università di Cambridge sequestrato, orrendamente torturato e ucciso in Egitto dove si trovava per lavorare alla sua tesi di dottorato a Il Cairo. Sparì il 25 gennaio 2016, il suo corpo fu ritrovato il 3 febbraio sull'autostrada tra il Cairo e Alessandra d'Egitto. Aveva 28 anni. Il sindaco Beppe Sala durante i suoi due mandati ha osservato tassativamente la norma che prevede che siano trascorsi 10 anni dalla morte per accogliere proposte di intitolazione e il consigliere Pd Alessandro Giungi, che ha depositato un ordine del giorno, sottolinea che il tempo è trascorso e si può avviare l'iter. Nel odg già sottoscritto da tutti i consiglieri di maggioranza e da Alessandro De Chirico di Forza Italia è scritto che Regeni «è stato rapito al Cairo dagli apparati repressivi della polizia egiziana e ritrovato morto nei pressi di una prigione dei servizi segreti egiziani. Il suo corpo riportava evidentissimi segni di brutali torture», Giungi ricorda che la madre disse «che lo riconobbe solo dalla punta del naso». La vicenda «ha profondamente colpito l'opinione pubblica italiana e internazionale, diventando un simbolo della lotta per i diritti civili e uno strumento di fortissima denuncia del violento e repressivo regime egiziano». Nonostante, prosegue, «le evidentissime prove della responsabilità del proprio apparato poliziesco e della Nsa (il servizio segreto civile), il regime egiziano ha sempre ostacolato i tentativi di individuare gli esecutori».
Il Comune, ha ricordato Giungi anche ieri in aula, ha subito aderito alla campagna promossa da Amnesty «Verità per Giulio Regeni», esponendo fin dal 2016 uno striscione fuori dal balcone di Palazzo Marino» e «in questi anni, la magistratura italiana, assieme alla maggior parte delle forze politiche italiane e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha chiesto al Governo egiziano di permettere l'accertamento della verità. Richiesta che si è scontrata contro un autentico muro di gomma e di omertà, arrivato fino al depistaggio». L'intitolazione di una via o di un luogo pubblico simbolico «rappresenterebbe un atto forte e tangibile per mantenere viva la richiesta di 'Verità e Giustizia' e per onorare il ricordo di simbolo innocente della violenza dei regimi repressivi. Sarebbe ancora più simbolico che la via fosse«prossima al Consolato egiziano». Mozioni sono state già approvate a Roma, Napoli, Genova. Intanto, afferma Giungi, «rimettiamo subito lo striscione sull'affaccio principale di Palazzo Marino, su piazza Scala, l'abbiamo relegato in piazza San Fedele ed è una vergogna». Ieri l'aula ha votato intanto all'unanimità la proposta del Pd Rosario Panteleo e altri per una via a Licia Pinelli, la vedova del ferroviere anarchico fermato ingiustamente per la strage di piazza Fontana e morto precipitando dalla questura di via Fatebenefratelli.
E oggi alle 15 il sindaco Sala scoprirà la targa dei Giardini Marco Pannella, vicino a San Vittore, simbolo della battaglia per i diritti dei detenuti portata avanti dal leader dei Radicali. Sarà presente anche Marco Cappato.