Gentile Claudio, campione del mondo 1982, da calciatore ma soprattutto da allenatore dell'Under 21 oro al mondiale del 2004 in Germania e bronzo alle Olimpiadi di Atene dello stesso anno. Bei tempi. Lontanissimi.
"Provo ancora l'orgoglio che cinque ragazzi di quella mia squadra, due anni dopo conquistarono il mondiale di Germania: Amelia, Barzagli, Zaccardo, De Rossi, Gilardino".
Ma poi?
"Ma poi mi fecero fuori. Il motivo l'ho già detto e lo ripeto: non accettai di convocare calciatori su raccomandazione di dirigenti, procuratori e allenatori".
Raccomandati anche all'interno della federcalcio?
"Certamente e alcuni di quelli fanno ancora parte dello staff federale".
Che cosa è accaduto contro la Bosnia?
"Quello che purtroppo mi aspettavo. Guardate bene come si comportano oggi i difensori: bravi a sganciarsi in attacco, belli, eleganti ma si dimenticano di marcare, di stare attenti ogni secondo sull'avversario, di non mollare un solo centimetro".
Come seppe fare lei con Maradona e Zico...
"Altri tempi, con regole diverse ma il calcio in campo non è cambiato, se sei difensore devi difendere. E invece mi viene il voltastomaco quando vedo attaccanti, su calci di punizione o corner, completamente soli, dimenticati nella marcatura, liberi di colpire di testa o di piede".
Colpa degli stranieri, questo è l'alibi.
"È verissimo. Quando giocavo il numero degli stranieri era limitato, due e di grandissima qualità, erano punti di riferimento per i più giovani e garanzia per noi più esperti".
E oggi?
"Oggi c'è l'invasione, anzi una prevalenza massiccia degli stranieri e nemmeno di primissima scelta, sui giovani. Io vivo a Como e vedo, appunto, quella che accade con la mia ex squadra. Bellissima nel gioco, grande tecnica poi controlli e ti accorgi che non c'è un italiano. È questo il futuro del nostro calcio?"
Forse servono dei maestri che insegnino l'arte del dribbling, la fantasia e non soltanto la tattica.
"Non sono d'accordo o meglio non servono soltanto quelli che possono insegnarti il dribbling, ci vogliono maestri che diano lezione di difesa, che facciano capire ai giovani quali siano le nozioni base per marcare un avversario e non serve la lavagna. Serve il sacrificio in campo, per novanta minuti, evitando di andare all'attacco".
Gentile vuole il catenaccio?
"Non avete capito nulla. La mia Under 21, come quella di Silvio Baldini, giocava per vincere, all'attacco con la testa e con il cervello, mai mi sono sognato di dire ai miei di arretrare e di passare indietro il pallone. Lo confermano i dati: 63,93 per cento di vittorie".
Quali sono le colpe di Gattuso?
"Quelle di tutti coloro che fanno gli allenatori. Rino non si discute ma aveva capito da tempo, come campione del mondo in nazionale e con il club, che quel tempo è passato e questa realtà non è uguale a quella che conoscevamo. Se deciderà di restare dovrà soltanto insegnare quella lezione che lui ha imparato in campo e nella vita".
E la Federcalcio?
"Piazza pulita, via tutti quelli che non fanno parte della nostra storia, via i burocrati e i cortigiani".
Se la chiamassero a dare una mano?
"Io voglio allenare ma me lo hanno impedito".