L’Italia accelera sul fronte delle materie prime critiche rafforzando l’asse con Berlino e rilanciando il ruolo europeo in uno dei dossier più strategici per il futuro industriale dell’Occidente. Ieri mattina la Farnesina e il governo tedesco hanno inviato alla Commissione Ue un documento di indirizzo politico che punta a «rilanciare l’impegno europeo nel settore con l’obiettivo di mitigare le dipendenze strategiche e costruire catene di approvvigionamento sicure per le imprese ». Un’iniziativa che porta la firma del ministro degli Esteri Antonio Tajani ( in foto ) e dell’omologo Johann Wadephul alla vigilia della riunione sui minerali critici organizzata dagli Usa.
Il dossier conferma la linea del governo Meloni: consolidare la sovranità economica europea senza rinunciare alla cooperazione. Non a caso il documento sottolinea «l’opportunità di una stretta collaborazione dell’Ue con gli Stati Uniti, altri partner affini del G7+ e Paesi terzi», con particolare attenzione ad Africa, Indo-Pacifico e America Latina, aree considerate decisive per costruire filiere resilienti e meno esposte ai condizionamenti geopolitici. L’obiettivo dichiarato è sviluppare «partenariati mutualmente vantaggiosi tra utilizzatori finali, trasformatori e produttori lungo le catene di approvvigionamento delle materie prime critiche».
L’intesa tra Roma e Berlino rappresenta anche il seguito operativo degli impegni assunti nel Vertice italo-tedesco del 23 gennaio scorso e della dichiarazione firmata dai ministri Adolfo Urso e Katherina Reiche. Italia e Germania «coordineranno strettamente le rispettive posizioni nei diversi fori internazionali », esprimendo «pieno sostegno ai negoziati dell’Ue per la definizione di un partenariato con gli Usa sui minerali critici nelle prossime settimane ». Il documento richiama inoltre la necessità di investire nello sviluppo delle capacità industriali europee. Un passaggio evidenzia, infatti, che «la riduzione delle dipendenze non può essere raggiunta senza costi aggiuntivi ». Costi che, secondo Roma e Berlino, dovranno però essere «prevedibili, equamente ripartiti tra partner affini e compatibili con la competitività dei nostri sistemi industriali».