Arriva una condanna a quattro mesi per gli attivisti di Ultima generazione, che in uno dei tanti atti dimostrativi hanno imbrattato con vernice arancione indelebile l'Arco della Pace. Assoluzione invece per «particolare tenuità del fatto» per un altro fatto, l'aver versato sacchi di farina sull'auto dipinta da Andy Warhol, opera che era esposta alla Fabbrica del Vapore. I blitz sono datati rispettivamente 15 novembre 2023 e 18 novembre 2022.
Si è chiuso così il processo di primo grado a carico di undici attivisti del movimento. Gli imputati erano accusati di imbrattamento di beni culturali, difesi dagli avvocati Gilberto Pagani e Daniela Torro. La decisione è del giudice della Quarta sezione penale, Mariapia Blanda, al termine del dibattimento in cui erano confluiti due dei tanti episodi eclatanti messi in scena dai giovani ambientalisti. Per il caso dell'imbrattamento dell'Arco della Pace si era costituita parte civile la Soprintendenza per i beni culturali e il ministero della Cultura aveva anche chiesto un risarcimento danni di 117mila euro. La pulizia del monumento era costata 52mila euro, perché la vernice non era «lavabile» come invece sostenuto dai manifestanti. Era stato necessario un vero e proprio intervento di restauro, che la Soprintendenza aveva affidato alla ditta specializzata Gasparoli srl. Nell'azione sulla macchina di Warhol erano stati gettati otto chili di farina, erano stati fatti esplodere palloncini di vernice e gli attivisti si erano incollati al pavimento come gesto di protesta.
Nei vari processi milanesi per i blitz ambientalisti i giovani di Ultima generazione sono stati spesso assolti, a volte condannati, a seconda dei casi. Nel giugno del 2024 erano stati assolti cinque ragazzi del movimento imputati per essersi incollati al basamento di una statua di Boccioni al Museo del '900 nel luglio del 2022. L'assoluzione era stata motivata con il fatto che gli imputati «non hanno deturpato» in alcun modo la «statua di Boccioni» ma «solo il basamento in plastica che la sorreggeva», e che è un «bene mobile comune, distinto e separato dall'opera». Per il blitz contro il «Dito» di Cattelan in piazza Affari, imbrattato nel gennaio 2023, tre imputati erano stati prosciolti nel marzo del 2025. Il giudice Maria Teresa Guadagnino aveva riqualificato il reato in «deturpamento di beni mobili», procedibile solo a querela, che però il Comune non ha mai presentato. Nei processi Ultima generazione si è avvalsa della consulenza di Tomaso Montanari, storico dell'arte e rettore dell'Università per stranieri di Siena.